Per la prima volta sono state ritrovate microplastiche nei fluidi follicolari in 14 donne sottoposte al percorso di Procreazione Medicalmente assistita. Nello specifico, questo studio ha valutato il dimensionamento e la concentrazione di nano e microplastiche, e non solo ne ha rilevato la presenza (concentrazione media di 2191 particelle per millilitro) al di sotto di 10 micron (diametro medio di 4.48 micron) in 14 su 18 fluidi follicolari di donne sottoposte a cicli di fecondazione assistita, ma ha anche osservato una certa correlazione fra la concentrazione di microplastiche e alcuni parametri correlati alla funzione ovarica. La ricerca, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista ambientale Ecotoxicology and Environmental Safety – dal titolo: First evidence of microplastics in human ovarian follicular fluid: an emerging threat to female fertility -, era stata già presentata in preprint nell’aprile 2024, ed è a cura di Luigi Montano, Salvatore Raimondo, Marina Piscopo, Maria Ricciardi, Antonino Guglielmino, Sandrine Chamayou, Raffaella Gentile, Mariacira Gentile, Paola Rapisarda, Gea Oliveri Conti, Margherita Ferrante, Oriana Motta.
La correlazione accertata fra la concentrazione di microplastiche e alcuni parametri correlati alla funzione ovarica che porta “alla luce degli effetti negativi sull’apparato riproduttivo femminile ben documentati in campo sperimentale nel mondo animale, preoccupa non poco – commentano gli autori – . Queste stesse sostanze provocano un effetto diretto di danno sulla funzione ovarica per il tramite di diversi meccanismi, in primis per stress ossidativo, e per uno stato di infiammazione permanente che potrebbe nel tempo alterare fondamentali funzioni ovariche legate alla qualità dei gameti femminili, nonché alterare il normale equilibrio ormonale della donna, con conseguenze sul ciclo mestruale e sulla fertilità, fino a causare una possibile anticipazione della menopausa. Inoltre, la presenza delle microplastiche fa da cavallo di troia ad altre sostanze notoriamente tossiche, come metalli pesanti, ftalati, bisfenoli, diossine, policlorobifenili e secondo recenti studi anche veicolo di virus, batteri e protozoi. Sostanze dalle dimensioni pulviscolari, che penetrano in profondità nel nostro organismo e che passano a noi attraverso l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo e anche attraverso la pelle con i cosmetici per esempio”, concludono gli autori.
Questa scoperta rappresenta, quindi, una conferma di quanto la contaminazione della plastica sia da considerare un’emergenza da affrontare nell’immediato e che avendole ritrovate in un fluido che è a diretto contatto con i gameti femminili rappresenta di per sé una minaccia significativa all’integrità del nostro patrimonio trasmissibile. Il recente lavoro rientra nell’ambito del progetto EcoFoodFertility (www.ecofoodfertility.it) e completa l’esplorazione sull’apparato urinario e riproduttivo maschile e femminile circa la pervasività di questi contaminanti emergenti. Infatti, la presenza di microplastiche era stata già individuata dal gruppo guidato dal Dottor Luigi Montano nelle urine e nello sperma e riportata in due pubblicazioni sulle riviste internazionali Toxics, nel gennaio 2023 e The Science of The Total Environment, nel luglio 2023.
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