“Scuotere un neonato non è un gioco, ma un’azione pericolosa che può causare anche danno cerebrale, talmente grave da condurre alla morte”. In occasione della Giornata Nazionale dedicata alla Shaken Baby Syndrome, la ‘Sindrome del Bambino scosso’, che si celebra domenica 6 aprile, Elio Lopresti, Tesoriere della FNOPO, la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica, lancia un monito all’intera popolazione. ‘’Mi rivolgo a tutti, non solo ai genitori ed ai professionisti sanitari, ma ai fratelli, alle sorelle ed a chiunque possa entrare in contatto, direttamente o indirettamente, con un bambino appena nato”, aggiunge Lopresti.
La Shaken Baby Syndrome è una forma di trauma cerebrale che può avvenire nei neonati scossi violentemente: in un caso su quattro risulta letale. “Il periodo più a rischio è quello compreso tra le due settimane e i sei mesi di vita, sia per l’immaturità della muscolatura del collo, sia perché è in questa fase che il pianto del lattante può raggiungere picchi di massima intensità”, spiega il Tesoriere della FNOPO.
L’Ostetrica/o, in quanto garante del benessere e della salute della madre, del bambino e della famiglia è la/il professionistasanitaria/o privilegiata/o nell’educare e nel rendere consapevoli genitori e famiglie e la collettività degli effetti della Sindrome del Baby Shake. “Diversi sono, infatti, i momenti in cui interviene nel suo quotidiano professionale: durante la presa in carico in gravidanza, nel percorso di accompagnamento alla nascita e post natale, attraverso incontri nelle strutture sanitarie e di continuità territoriale, ma anche con l’Home Visiting e in tutti gli spazi educativi e di promozione alla salute in cui interviene. Non di minore importanza le scuole di ogni ordine e grado e gli atenei, poiché rendere un cittadino consapevole fin da bambino dei danni che possono derivare dalla ‘Sindrome del bambino scosso’ può significare salvare delle vite umane”, evidenzia l’Ostetrico.
L’obiettivo della Giornata Nazionale dedicata alla Shaken Baby Syndrome è, infatti, quello di rendere consapevoli, oltre che i genitori, chiunque sia in contatto – diretto o indiretto – con i neonati, “educando anche i professionisti coinvolti a vario titolonell’assistenza al bambino – conclude il dottor Lopresti – a sapercogliere abitudini ed atteggiamenti che, anche inconsapevolmente, possono arrecare danno alla salute del bambino”.