Il segretario della Federazioni Sindacati Indipendenti – USAI Adamo Bonazzi lancia l’idea di rivedere la legge 43 del 2006 creando un’area “professionals” a livello contrattuale che si collochi tra il comparto e la dirigenza: «Ordine è punto di arrivo, ora occorre processo legislativo che dia un senso compiuto dal punto di vista giuridico ed economico all’interno dei contratti di lavoro»
L’Ordine è una grande conquista ma ora è tempo per le professioni sanitarie di riconoscimenti anche a livello contrattuale, a partire dal tema della dirigenza. Parola di Adamo Bonazzi, segretario generale Federazioni Sindacati Indipendenti – Organizzazione costituente Usai, che ai microfoni di Sanità Informazione spiega perché al processo legislativo che ha portato all’istituzione del maxi Ordine delle professioni sanitarie (TSRM e PSTRP) vada ora affiancato un analogo percorso a livello giuridico ed economico, a partire dalla spinosa questione della dirigenza. «La legge 43 del 2006 ha stabilito per le professioni sanitarie una serie di gradini successivi» spiega il sindacalista che aggiunge: «La prima parte di questa scala sta dentro il comparto, non sta dentro la dirigenza che è riservata solo a pochi professionisti. Quindi è evidente che fino a che c’è la 43 la dirigenza tout court per le professioni sanitarie del comparto oggi non è possibile». La soluzione può essere dunque la creazione di «un’area cuscinetto» riservata ai quadri e che si collochi a metà «tra il comparto e la dirigenza».
Segretario, in questi giorni si parla delle professioni sanitarie, a Rimini si è svolto il primo Congresso nazionale. Sono oltre 200mila professionisti in Italia tra pubblico e privato. Quali sono le principali problematiche dal punto di vista sindacale che lei si trova ad affrontare?
«Questi lavoratori nel tempo sono cresciuti. Gli ultimi 20 anni hanno visto uno sviluppo di questa categoria in modo sostanziale. Questo Congresso è il punto di arrivo di un processo che è cominciato nel 1983 con i tecnici di radiologia e con i relativi albi e che poi ha visto i sindacati e anche le associazioni combattere prima per i profili, poi per la 42 del 1999 e per tutte le leggi che si sono susseguite fino all’arrivo della legge Lorenzin che ha riordinato il settore. Quest’Ordine che è unico per 19 professioni è sicuramente un punto di arrivo. Sindacalmente noi dobbiamo fare in modo che questo processo legislativo abbia un senso compiuto dal punto di vista giuridico ed economico all’interno dei contratti di lavoro».
Uno dei temi è quello del contratto, mentre u altro tema è quello della dirigenza. Cosa si può fare da questo punto di vista?
«Il tema della dirigenza è un tema piuttosto complicato perché con poca visione, quando è nata la legge 43 del 2006 ha stabilito per le professioni sanitarie una serie di gradini successivi: la prima parte di questa scala sta dentro il comparto, non sta dentro la dirigenza che è riservata solo a pochi professionisti. Quindi è evidente che fino a che c’è la 43 la dirigenza tout court per le professioni sanitarie del comparto oggi non è possibile. Questo è un ostacolo che va rimosso. Credo che però derivi dalla parte politica, non è un problema contrattuale. Contrattualmente c’è un problema più semplice, che si risolverebbe creando quello che il Codice civile già prevede, cioè l’area dei quadri, potremmo chiamarla l’area dei professionals, una parola oggi molto utilizzata: naturalmente questo risolverebbe il problema perché l’area dei quadri anche nel privato sta tra il comparto e la dirigenza. È un’area cuscinetto che risolverebbe il problema perché le professioni inizialmente sarebbero in questa area e poi avrebbero uno sviluppo nell’area dirigenziale».