One Health 25 Marzo 2025 16:06

Morti infantili, Oms-Unicef: “C’è il rischio che i decessi tornino a crescere”

L'allarme delle Nazioni Unite: "I traguardi finora raggiunti potrebbero essere messi in crisi dalla riduzione dei finanziamenti, dall'interruzione dei programmi di vaccinazione e la mancanza di forniture essenziali, come i trattamenti contro la malaria"
di I.F.
Morti infantili, Oms-Unicef: “C’è il rischio che i decessi tornino a crescere”

Il numero dei bambini morti sotto i cinque anni nel mondo è calato a 4,8 milioni nel 2023, mentre i bambini nati morti sono rimasti intorno a 1,9 milioni. Traguardi che potrebbero essere messi in crisi dalla riduzione dei finanziamenti, dall’interruzione dei programmi di vaccinazione e la mancanza di forniture essenziali, come i trattamenti contro la malaria. A lanciare l’allarme in due report è il Gruppo inter-agenzie delle Nazioni Unite per la stima della mortalità dei bambini (Un Igme), composto dall’Unicef, Oms e Un-Department of Economic and Social Affairs (Un-Desa). “Dalla lotta alla malaria alla prevenzione dei bambini nati morti, passando per il garantire cure basate su prove di efficacia per i bambini più piccoli, possiamo fare la differenza per milioni di famiglie – dichiara Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità -. Di fronte ai tagli ai finanziamenti globali, è più che mai necessario intensificare la collaborazione per proteggere e migliorare la salute dei bambini”.

Il rischio di annullare risultati faticosamente raggiunti

Dal 2000 le morti dei bambini sono diminuite di oltre la metà e i nati morti di oltre un terzo, grazie a investimenti continuativi per la sopravvivenza infantile in tutto il mondo. Nel 2022 il mondo ha raggiunto una pietra miliare storica, quando i decessi infantili sono scesi per la prima volta leggermente sotto i cinque milioni. Tuttavia, i progressi sono rallentati e sono ancora troppi i bambini che perdono la vita per cause prevenibili, segnala Un Igme. “Milioni di bambini sono vivi oggi grazie all’impegno globale tramite interventi di provata efficacia, come i vaccini, la nutrizione e l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici di base – afferma la direttrice generale dell’Unicef, Catherine Russell -. Portare le morti prevenibili di bambini a un minimo storico è un risultato notevole. Ma senza le giuste scelte politiche e gli investimenti adeguati, rischiamo di annullare questi risultati faticosamente raggiunti, con altri milioni di bambini che muoiono per cause prevenibili. Non possiamo permettere che ciò accada”.

La riduzione dei finanziamenti globali

Secondo gli esperti, “decenni di progressi nella sopravvivenza infantile sono ora a rischio, dal momento che i principali donatori hanno annunciato o indicato tagli significativi ai fondi destinati agli aiuti. La riduzione dei finanziamenti globali per i programmi salvavita di sopravvivenza infantile sta causando la carenza di personale sanitario, la chiusura di cliniche, l’interruzione dei programmi di vaccinazione e la mancanza di forniture essenziali, come i trattamenti contro la malaria. Questi tagli hanno un forte impatto sulle regioni in crisi umanitaria, sui Paesi indebitati e sulle aree con tassi di mortalità infantile già elevati. I tagli ai finanziamenti globali potrebbero anche compromettere gli sforzi di monitoraggio e tracciamento, rendendo più difficile raggiungere i bambini più vulnerabili”. Anche prima dell’attuale crisi dei finanziamenti, precisa Un Igme, il ritmo dei progressi nella sopravvivenza infantile era già frenato. Dal 2015 il tasso annuale di riduzione della mortalità sotto i 5 anni è rallentato del 42% e la riduzione dei nati morti del 53%, rispetto al periodo 2000-2015.

Molti bambini muoiono prima di compiere un mese di vita

Quasi la metà dei decessi di bambini sotto i 5 anni avviene entro il primo mese di vita, soprattutto a causa di parti prematuri e complicazioni durante il travaglio, indicano i report. Oltre al periodo neonatale le malattie infettive, comprese le infezioni respiratorie acute come la polmonite, la malaria e la diarrea, sono le principali cause di morte infantile prevenibile. Inoltre il 45% dei nati morti tardivi avviene durante il travaglio, spesso a causa di infezioni materne, travaglio prolungato o ostruito e mancanza di un intervento medico tempestivo. Secondo gli autori dei rapporti, “un migliore accesso a un’assistenza sanitaria materna, neonatale e infantile di qualità a tutti i livelli del sistema sanitario salverà molte più vite. Ciò include assistenza e preventiva nelle comunità, visite tempestive alle strutture sanitarie e agli operatori sanitari al momento del parto, assistenza prenatale e postnatale di alta qualità, assistenza preventiva per i bambini, come vaccinazioni di routine e programmi nutrizionali completi, diagnosi e trattamento delle malattie infantili più comuni e assistenza specializzata per i neonati piccoli e malati”.

Bambini più a rischio nei Paesi a basso reddito

“La maggior parte delle morti infantili prevenibili si verifica nei Paesi a basso reddito, dove i servizi essenziali, i vaccini e le terapie sono spesso inaccessibili – rimarca Juan Pablo Uribe, direttore globale della Banca mondiale per la salute e direttore del Global Financing Facility -. Investire nella salute dei bambini ne garantisce la sopravvivenza, l’istruzione e il futuro contributo alla forza lavoro. Con investimenti strategici e una forte volontà politica, possiamo continuare a ridurre la mortalità infantile, sbloccando la crescita economica e le opportunità di lavoro a beneficio del mondo intero”.
I report mostrano che il luogo di nascita di un bambino influenza notevolmente le sue possibilità di sopravvivenza. Il rischio di morte prima dei 5 anni è 80 volte più alto nel Paese con la più alta mortalità rispetto a quello con la più bassa: per esempio – si legge – un bambino nato nell’Africa sub-sahariana ha in media 18 volte più probabilità di morire prima di compiere 5 anni rispetto a uno nato in Australia e Nuova Zelanda. All’interno dei Paesi, i bambini più poveri, quelli che vivono nelle aree rurali e quelli con madri meno istruite corrono i rischi maggiori”.

L’80% dei decessi in Africa subsahariana e Asia meridionale

Le disparità tra i bambini nati morti sono altrettanto forti: quasi l’80% si verifica nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale, dove le donne hanno una probabilità da sei a otto volte maggiore di avere un parto con un bambino nato morto rispetto alle donne europee o nordamericane. Nel frattempo, le donne dei Paesi a basso reddito hanno una probabilità 8 volte maggiore di avere un parto con un bambino nato morto rispetto a quelle dei Paesi ad alto reddito. “Le disparità nella mortalità dei bambini tra le nazioni e all’interno delle stesse rimangono una delle maggiori sfide del nostro tempo – conclude Li Junhua, sottosegretario generale dell’Un Desa -. Ridurre queste differenze non è solo un imperativo morale, ma anche un passo fondamentale verso lo sviluppo sostenibile e l’equità globale. Ogni bambino merita una giusta opportunità di vita ed è nostra responsabilità collettiva garantire che nessun bambino venga lasciato indietro”.

 

 

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