Caldo estremo e siccità da record. Il 2022 è stato davvero un anno difficile per l’Europa e per la salute dei suoi cittadini. A confermarlo sono i dati che arrivano dal satellite Copernicus, più precisamente dal Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus, componente del Programma spaziale dell’Ue, diffuso pochi giorni prima della Giornata Mondiale della Terra, che si celebra il prossimo 22 aprile
Caldo estremo e siccità da record. Il 2022 è stato davvero un anno difficile per l’Europa e per la salute dei suoi cittadini. A confermarlo sono i dati che arrivano dal satellite Copernicus, più precisamente dal Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus, componente del Programma spaziale dell’Ue, diffuso pochi giorni prima della Giornata Mondiale della Terra, che si celebra il prossimo 22 aprile. I ricercatori hanno confrontato i dati raccolti dal 1850, quando è iniziato il monitoraggio, per ricostruire un quadro temporale accurato e puntuale dell’andamento dei fattori legati al cambiamento climatico in Europa. Dai risultati è emerso che il 2022 è stato l’anno più secco in Europa da quando ci sono rilevazioni scientifiche (seconda metà dell’800): al primo posto per estensione delle aree colpite dalla siccità, al secondo posto per riduzione della portata dei fiumi.
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L’aumento della temperatura è un importante indicatore dei cambiamenti climatici in Europa. «I dati mostrano – si legge nel report – che la media per l’Europa nell’ultimo quinquennio è stata di circa 2,2°C al di sopra dell’era preindustriale (1850-1900). Il 2022 è stato il secondo anno più caldo mai registrato, con 0,9°C al di sopra della media recente (utilizzando il periodo di riferimento 1991-2020)”. La scorsa estate è stata la più calda mai registrata in Europa, con 1,4°C al di sopra della media recente. «Il caldo estremo durante la tarda primavera e l’estate – si legge ancora nel report – ha provocato condizioni pericolose per la salute umana. A causa delle ondate di caldo estremo durante l’estate, l’Europa meridionale ha registrato un numero record di giorni con ‘stress da caldo molto forte‘». In generale, il nostro Continente sta assistendo a una tendenza all’aumento del numero di giorni estivi con “stress da caldo forte” o “molto forte”, e nell’Europa Meridionale lo stesso si osserva per lo “stress da caldo estremo”. C’è anche una tendenza alla diminuzione del numero di giorni senza “stress da caldo”.
Le temperature in tutta Europa – riportano gli scienziati – stanno aumentando al doppio del tasso medio globale, più veloce rispetto a qualsiasi altro continente. «Nell’ultimo quinquennio – spiega Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service (C3S) – la media per l’Europa è stata di circa 2,2 C al di sopra dei livelli associati all’era preindustriale (1850-1900). Il 2022 è stato il secondo anno più caldo mai registrato, con 0,9 C in più rispetto alla media recente, relativa al periodo di riferimento compreso tra il 1991 e il 2020».
Il 2022 è, rilevano ancora gli scienziati di Copernicus, è stato l’anno più secco mai registrato, con il 63% dei fiumi europei che ha registrato flussi inferiori alla media degli ultimi decenni. «L’umidità del suolo – scrivono gli autori dello studio – è stata la seconda più bassa degli ultimi 50 anni. Solamente aree isolate sono state caratterizzate da condizioni di umidità del suolo superiori alla media». Il flusso fluviale dell’Europa è stato il secondo più basso mai registrato, ed è stato il sesto anno consecutivo con flussi inferiori alla media. «Tali cambiamenti – commentano gli studiosi – possono influenzare negativamente moltissimi aspetti legati alla natura e alla società, provocando conseguenze negative su ambiti che possono spaziare dall’agricoltura all’energia fino al trasporto fluviale». Sottolineano gli scienziato: «Le alte temperature – sottolineano ancora gli scienziati – rappresentano un rischio per la salute umana. Gli indici di stress da calore costituiscono il modo in cui il corpo umano risponde all’impatto di diversi ambienti termici».
«La carenza di neve invernale e le elevate temperature estive – si legge ancora nel rapporto – hanno determinato una perdita record di ghiaccio nelle Alpi, che ha superato i cinque chilometri cubici di massa ghiacciata fusa». Spiegano i ricercatori: «In molte aree europee – scrivono gli esperti – sono stati registrati fino a 30 giorni di nevicate in meno rispetto alla media elaborata sulla base dei record storici. Anche le precipitazioni primaverili sono state inferiori comparate alle aspettative per gran parte del continente».
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