Salute 3 Aprile 2025 08:40

Allergie, i pediatri: “Con cambiamento climatico boom di pollini e muffe: +30% di malattie”

La Siaip ha presentato il primo Manifesto per rivolgere un appello alle istituzioni: "Necessario agire subito: i costi in termini di malattie e spese sanitarie dei Paesi saranno presto insostenibili"
Allergie, i pediatri: “Con cambiamento climatico boom di pollini e muffe: +30% di malattie”

In soli due decenni le malattie allergiche e respiratorie sono aumentate del 30% in tutto il mondo a causa del cambiamento climatico. Di questo passo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), entro il 2050 , la metà della popolazione globale sarà colpita da allergie, in particolar modo i bambini. L’aumento delle temperature globali, l’alterazione dei modelli meteorologici e l’intensificazione di eventi climatici estremi, responsabili numero uno di tale incremento, sono i temi al centro del XXVII Congresso nazionale della Siaip, la Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica, inaugurato oggi a Milano, in corso fino a sabato 5 aprile. “Il riscaldamento globale – spiega Michele Miraglia del Giudice, presidente Siaip – causa un anticipo della stagione pollinica in molte regioni del mondo, che permette l’aumento della concentrazione di biossido di carbonio, sostanza in grado di stimolare una maggiore produzione di polline ad esempio da parte di betulle e ambrosia, responsabili di moltissime reazioni allergiche”.

I rischi per la popolazione pediatrica

Sono i bambini a pagare il prezzo più alto. “L’aumento dell’ozono troposferico – aggiunge Gianluigi Marseglia, past president Siaip – può aggravare rinite allergica, asma, dermatite atopica. Uno studio svedese sottolinea come l’esposizione a pollini nei primi mesi di vita o addirittura nella vita intrauterina sia associata a una maggiore probabilità di sensibilizzazione allergica e insorgenza di malattie respiratorie”. Secondo i dati di Save the Children, ricordano gli allergologi pediatri, in Italia l’8,4% dei piccoli tra i 6 e i 7 anni soffre di asma correlata all’inquinamento. L’81,4% vive in zone inquinate da polveri sottili e il 100% in 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte Puglia, Trentino e Veneto.

Perché i bambini sono più vulnerabili

La principale minaccia per la salute respiratoria dei più piccoli è rappresentata dal particolato, soprattutto PM10 (con diametro aerodinamico inferiore a 10 µm, in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio) e PM2,5 (con diametro aerodinamico inferiore a 2.5 µm, in grado di raggiungere i polmoni ed i bronchi secondari). Questo perché, come spiegato da Miraglia del Giudice “tali inquinanti penetrano profondamente nei tessuti respiratori e provocano un’infiammazione cronica che influenza negativamente il sistema immunitario e aumenta così la suscettibilità alle allergie. Secondo uno studio pubblicato su ‘Allergy’, i livelli di CO2 atmosferica sono aumentati del 48% dall’epoca pre-industriale, stimolando una maggiore produzione di pollini. Le concentrazioni di polline di ambrosia, ad esempio, sono quadruplicate negli ultimi 30 anni e continueranno a crescere. Inoltre, la durata della stagione pollinica è aumentata mediamente di 20 giorni, esponendo milioni di persone a sintomi allergici più gravi e prolungati. Si stima che nei bambini sotto i quattro anni vi sia stato un incremento a livello globale del 17% nei casi di asma correlati a questo fenomeno”, aggiunge l’esperto.

Anche le muffe sono una minaccia

Non sono solo i pollini a rappresentare una minaccia crescente, ma anche le muffe. L’aumento delle precipitazioni e delle inondazioni favorisce la proliferazione delle spore di Alternaria e Cladosporium, note per il loro ruolo scatenante nelle allergie respiratorie e negli attacchi d’asma. La prevalenza di sensibilizzazione a questi allergeni è aumentata di circa il 30% negli ultimi due decenni. Le condizioni climatiche estreme stanno amplificando la diffusione delle spore fungine. Inoltre, la scarsa qualità dell’aria indoor, aggravata da edifici non adeguatamente ventilati e costruiti con materiali inquinanti, contribuisce alla diffusione della Sick Building Syndrome (Sbs), un insieme di sintomi allergici e respiratori legati agli ambienti chiusi non salubri. Interventi per migliorare la qualità degli edifici sono essenziali per prevenire queste problematiche e ridurre l’impatto sulle malattie allergiche. Per fa comprendere la gravità della situazione gli allergologi pediatri chiamano in causa anche uno studio pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health’, che ha dimostrato come nei centri urbani con alti livelli di inquinamento la prevalenza dell’asma infantile sia superiore del 40% rispetto alle aree rurali. La combinazione di allergeni e inquinanti rende le città un ambiente particolarmente ostile per chi soffre di patologie allergiche. Anche un recente editoriale su ‘Jaci: In Practice’ ha evidenziato come le condizioni atmosferiche estreme abbiano aumentato non solo la durata e l’intensità della stagione pollinica, con la comparsa di nuovi allergeni (come Ailanthus, Cupressum arizonica), ma anche gli incendi boschi che peggiorano la qualità dell’aria. In questo contesto, la Siaip auspica un approccio globale al cambiamento climatico e sottolinea l’importanza di sviluppare programmi di ricerca congiunti a livello europeo e internazionale per monitorare e studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle allergie, così da migliorare la comprensione di questi fenomeni e supportare lo sviluppo di nuove strategie di prevenzione e cura.

Il Manifesto Siaip

A fronte di questa emergenza globale i pediatri allergologi hanno redatto il primo Manifesto della Siaip per esortare le Istituzioni ad otto azioni immediate:

1) Piani di controllo dell’inquinamento: riduzione delle emissioni urbane per migliorare la qualità dell’aria; riduzione delle emissioni di gas serra;

2) Rafforzamento delle strategie di sanità pubblica attraverso misure come il miglioramento della ventilazione e il controllo dell’umidità;

3) Eliminazione fonti inquinanti indoor, come il fumo di sigaretta e di sigarette elettroniche;

4) Progettazione urbana sostenibile: aumento delle aree verdi per ridurre la dispersione degli allergeni, interventi mirati per migliorare la qualità dell’aria, ridurre l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità degli edifici per prevenire la Sick Building Syndrome (Sbs), attraverso una migliore ventilazione, l’uso di materiali non inquinanti e la riduzione dell’umidità indoor;

5) Monitoraggio pollinico: creazione di sistemi di allerta precoce per informare in maniera corretta e puntuale la popolazione;

6) Educazione e sensibilizzazione: informare la popolazione sui rischi e sulle strategie preventive. Diffusione di informazioni tempestive sui livelli di allergeni nell’aria;

7) Ricerca e innovazione: sviluppo di nuove terapie e strategie per migliorare la gestione delle allergie ambientali;

8) Collaborazione internazionale: sviluppo di programmi di ricerca congiunti a livello europeo e globale per studiare gli effetti del cambiamento climatico sulle allergie.

 

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