La demenza di Alzheimer rappresenta il 54% di tutte le demenze ed è maggiormente frequente tra gli ultrasessantacinquenne e tra le donne (dati Iss). Ma se la maggiore incidenza nel primo caso può essere associata ad un peggioramento delle condizioni di salute come conseguenza dell’età che avanza, nel secondo la spiegazione non è cosi scontata. Ora, due nuove ricerche scientifiche fanno luce proprio su questo aspetto: il morbo di Alzheimer sarebbe legato, direttamente e indirettamente, anche alla menopausa.
L’aumento dei fattori di rischi legati all’Alzheimer è stato associato sia ad una menopausa anticipata, che all’uso di terapie ormonali successive al climaterio. In entrambe le analisi – quindi sia nella donne con menopausa precoce che tra quelle in terapia ormonale – è emerso un accumulo eccessivo della proteina tau che con la proteina amiloide, è una con-causa della formazione delle placche cerebrali tipiche dell’ Alzheimer. Placche che irrigidiscono i processi cognitivi, deteriorando le capacità mentali.
La prima ricerca, condotta da Gillian Coughlan del Massachusetts General Hospital e parte dello ‘studio sull’ invecchiamento del cervello’ di Harvard, ha osservato, in un gruppo di donne seguite per quattro anni e mezzo con l’analisi della’ pet’ (tomografia ad emissione di positroni) ,un deciso rallentamento cognitivo superiore alla norma nelle donne sotto terapia ormonale e di oltre 70 anni di età. Le pazienti mostravano, inoltre, una forte presenza di grovigli neurofibrillari di proteina tau nel cervello rispetto alle donne che non prendevano ormoni o non erano ancora settantenni.
La seconda indagine – realizzata da Kaitlin Casaletto della University of California di San Francisco – ha identificato una significativa presenza della proteina tau nel cervello delle donne entrate in menopausa precoce, ossia intorno ai 49 anni di media, nonché una danneggiata “integrità delle sinapsi cerebrali”. Anche in questo studio le donne in climaterio anticipato hanno mostrato un declino cognitivo più veloce e ampio delle altre. Entrambi i rapporti sono pubblicati sulla rivista “Science Advances” e non hanno riscontrato invece alcun effetto sulla quantità di proteina amiloide nel cervello nelle donne entrate giovani in menopausa o che prendevano ormoni.
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