Sottoporre ad una stimolazione elettrica delle reti cerebrali associate alla memoria con uno strumento non invasivo e indolore potrebbe donare una nuova speranza alle persone che soffrono di demenza: sedute ripetute di questa particolare tipologia di stimolazione, infatti, sarebbero in grado di rallentare la progressione della patologia. Attraverso uno studio, pubblicato sul The Journal of Prevention of Alzheimer’s Disease, i ricercatori dell’UT Southwestern Medical Center hanno dimostrato che è possibile migliorare l’apprendimento verbale in alcuni pazienti con Alzheimer per un periodo fino ad otto settimane.
“I trattamenti finora approvati per l’Alzheimer promettono di ritardare il declino cognitivo, ma non riducono i deficit cognitivi già presenti – spiegano gli autori nell’introduzione della ricerca -. Nuovi trattamenti che potrebbero migliorare il funzionamento cognitivo e, a loro volta, portare a miglioramenti nella qualità della vita colmerebbero un bisogno insoddisfatto. Sebbene l’Alzheimer comporti un declino in più domini cognitivi, il declino della memoria episodica è la caratteristica tipica per molti dei pazienti, in cui l’apprendimento e il ricordo di nuovi eventi ed esperienze personali sono compromessi”, aggiungono gli scienziati, chiarendo quale sia il presupposto che li ha spinti ad indagare i potenziali benefici della stimolazione elettrica delle reti cerebrali associate alla memoria.
I risultati ottenuti dai ricercatori dell’UT Southwestern Medical Center indicano che la neurostimolazione potrebbe aiutare come trattamento per l’Alzheimer e altri disturbi neurodegenerativi, come la demenza a corpi di Lewy, la seconda forma di demenza degenerativa più comune dopo l’Alzheimer, detta ‘di Lewy’ proprio perché caratterizzata dall’accumulo di corpi di Lewy nel tessuto cerebrale. Lo studio ha testato l’efficacia della stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS), che invia una corrente elettrica attraverso elettrodi applicati al cuoio capelluto per alterare il funzionamento di regioni cerebrali mirate. Lo studio è stato condotto in modo rigoroso e i risultati di due dosi di tDCS sono stati confrontati con un gruppo di controllo trattato con stimolazione placebo.
I ricercatori si sono concentrati sull’applicazione della tDCS a una parte della corteccia coinvolta nella memoria, per determinare se il dispositivo potesse migliorare apprendimento e consolidamento delle informazioni immagazzinate nella memoria a lungo termine. Venticinque pazienti con Alzheimer hanno preso parte allo studio, ricevendo la neurostimolazione per 20 minuti in 10 giorni durante le due settimane di sperimentazione, oppure un trattamento placebo senza corrente elettrica. I partecipanti hanno eseguito test per misurare la memoria e altre capacità di elaborazione delle informazioni di alto livello prima del primo trattamento tDCS e subito dopo l’ultimo.
Un terzo dei pazienti neurostimolati ha mostrato un miglioramento clinicamente significativo nell’apprendimento verbale, ovvero la capacità di ricordare una serie di parole subito dopo averle ascoltate, rispetto a nessuno del gruppo di controllo. Gli effetti sono persistiti per otto settimane, indicando la promessa di questa tecnica come potenziale trattamento. “È un risultato notevole, che rispecchia le percentuali di successo di alcuni dei primi studi di neuromodulazione che hanno portato all’approvazione della Food and Drug Administration per il trattamento della depressione. È un punto di partenza molto incoraggiante”, conclude l’autore principale Christian LoBue.
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