Intervista al microbiologo dell’università di Padova: «In Veneto il 95% dei potenziali contagiati sta attualmente a spasso. Tamponi rapidi? Solo per screening di comunità come nelle scuole»
«Non sono ancora usciti i dati di oggi, ma se per la fine della settimana siamo a 7500 casi al giorno, ad arrivare ai numeri dell’Inghilterra ci si mette poco». E in effetti abbiamo concluso la telefonata con Andrea Crisanti, microbiologo e virologo dell’Università di Padova, pochi minuti prima che arrivasse il bollettino dei nuovi casi al 14 ottobre. Record di sempre, con 7332 positivi su oltre 150mila tamponi effettuati. Crisanti, volto ormai notissimo di cronache tv e radio e parte degli ospiti del Festival della Scienza Medica, ha aggiunto, riprendendo una sua precedente affermazione già data alla stampa: «In Inghilterra con questi numeri hanno già affermato che intendono proporre un lockdown durante le vacanze di Natale, il che mi pare la cosa più logica e, anzi, la meno dura possibile». Affermazione poi commentata dal premier Giuseppe Conte: «Non faccio previsioni per Natale – ha detto ai giornalisti -, al momento penso alle misure più idonee, adeguate e sostenibili per prevenire un lockdown. Però dipenderà molto dal comportamento di tutta la comunità nazionale».
«Certo che possiamo, lo dicono i numeri, che altro possiamo dire?».
«Basta osservare il numero dei casi identificati e quello degli isolati. Ho il dato del Veneto con 350 casi accertati e 660 isolati, compresi gli accertati. Questo vuol dire che sono state isolate 300 persone, effettivamente. E se pensiamo che ognuno in media ha relazioni con 10-15 altre persone, avremmo dovuto isolare circa 5mila persone: quindi, il 95% dei potenziali contagiati o esposti sta attualmente a spasso. Con questo sistema di tracciamento che definirei inesistente, la dinamica dei contagi non può che aumentare. E aumenterà».
«Senta, bisognerà che si inizi a dire che questi tamponi rapidi hanno una sensibilità fra il 65 e il 70%. Ciò vuol dire che se li si usa si perdono fra il 30 e il 35% di riscontri. Su dieci persone, tre sono fuori screening. Perciò se li usiamo su di una sola persona per fare sorveglianza attiva, sinceramente credo che avranno scarso impatto. Possiamo viceversa pensarlo come strumento utile per un primo screening di comunità, nelle scuole intendo».
«Ma certo, e al di fuori di soluzioni del genere l’utilizzo indiscriminato dei tamponi rapidi può provocare solo una confusione paurosa. Il tampone rapido serve a isolare le catene di contagi, direi in prima istanza, sommariamente, all’interno di contesti specifici come le istituzioni scolastiche: si fa un primo tamponamento a tappeto in questi circuiti e in caso di riscontro positivo del primo giro con il tampone rapido si passa al molecolare, che ad oggi è l’unica misura affidabile».
«Onestamente la situazione non è buona, ma il margine per recuperare c’è sempre. L’unico modo mi pare essere, e lo suggerisco, di intensificare le misure di restrizione sociale a seconda della gravità e della vicenda di trasmissione del virus, che però, se non mappata, non riusciamo a intercettare».