Pellegrini (ostetrica): «Un giorno dedicato alle donne, ma anche alla nostra professione. Chiediamo la diffusione del modello monoprofessionale, l’implementazione dei punti nascita per gravidanze a basso rischio ed il ritorno ad una formazione quinquennale»
«Un’amica competente, un punto di riferimento per la Sanità, una professionista che accompagna la donna durante tutti i cicli della sua vita e non solamente nel periodo della gravidanza». È cosi che Maria Grazia Pellegrini, capo ostetrica presso la Casa di Cura Villa Margherita di Roma e revisore dei conti dell’Ordine delle Ostetriche del Lazio, descrive il ruolo delle ostetriche, in occasione della Giornata Internazionale dedicata a questa professione sanitaria.
Ideata dalla Confederazione Internazionale delle Ostetriche, durante la conferenza olandese del 1987, la Giornata Internazionale delle Ostetriche è stata celebrata per la prima volta il 5 maggio del 1991 e, da allora, è una ricorrenza fissa in più di 50 nazioni in tutto il mondo, Italia compresa. Per 24 ore si terrà il “Virtual International Day of the Midwife”: ogni ora, a seconda del fuso orario di appartenenza, saranno presentati una serie di eventi live sulla piattaforma online dedicata. (Per gli appuntamenti italiani clicca qui).
«Offrire informazioni su gravidanza e allattamento, prevenzione dei tumori del collo dell’utero e del seno, protezione del perineo, insegnare le manovre di soccorso per le disostruzione delle vie aeree – spiega l’ostetrica – sono solo alcune delle attività in cui la nostra categoria professionale sarà impegnata durante la celebrazione della Giornata Internazionale. Un momento di sensibilizzazione per spiegare e ricordare ai cittadini tutti i servizi offerti dal Sistema Sanitario, ma anche di festa affinché tutte le donne possano entrare in relazione con la figura dell’ostetrica, comprendendone i suoi molteplici ruoli, pure al di fuori della sala parto».
Un giorno importante in cui le ostetriche tornano a parlare anche di alcuni argomenti molti cari alla categoria: la diffusione del modello monoprofessionale, l’implementazione dei punti nascita per gravidanze a basso rischio ed il ritorno ad una formazione quinquennale.
Maria Grazia Pellegrini ha sperimentato per molti anni della sua carriera il modello monoprofessionale, testandone personalmente funzionamento ed efficacia: «Ho lavorato a lungo in un ospedale pubblico – racconta – e, nell’arco di 15 anni, le ostetriche della struttura sono state promotrici di una vera e propria rivoluzione creando un contatto esclusivo con le donne durante tutto il percorso di cura e assistenza: dalla sala parto, alla ginecologia, fino agli ambulatori ed all’assistenza al neonato. L’ostetrica – commenta Maria Grazia Pellegrini – è l’unica figura sanitaria ad avere un ciclo formativo dedicato unicamente alla salute della donna ed è, pertanto, pronta a rispondere alle sue esigenze più di chiunque altro». Ma la salute della donna non è l’unica a beneficiare di questo modello professionale: «Da un punto di vista aziendale – spiega l’ostetrica – risulta essere il più economico. Tanto che, pur essendo diffuso ancora a macchia di leopardo, si sta pian piano facendo spazio in molte realtà italiane: maggiormente utilizzato al nord, con degli esempi al centro è ora in via di sviluppo anche al centro-sud».
Aumentare i punti nascita a basso rischio ostetrico è un’altra delle esigenze espresse dalla categoria: «La letteratura internazionale – dice l’esperta – ha dimostrato che le donne in gravidanza a basso rischio ostetrico seguite dalle ostetriche hanno parti più sereni e sicuri, con una buona risposta anche dal punto di vista del benessere del bambino. Per tale motivo, è necessario separare a priori le gravide che hanno problematiche di salute (ad alto rischio ostetrico) da quelle che non ne hanno (a basso rischio ostetrico), riservando ad ognuna il percorso più adatto alle proprie esigenze».
E perché una donna, anche se in buona salute, dovrebbe prediligere un punto nascita a basso rischio ostetrico piuttosto che un ospedale? «Poiché – sottolinea l’ostetrica – è stato dimostrato che se una gravidanza a basso rischio viene seguita dalle ostetriche, ovviamente con dei protocolli molto rigidi e condivisi con i medici, rischia molto meno da un punto di vista sanitario, rispetto alle gravide nella stessa condizione di basso rischio assistite in una struttura ospedaliera che, per mentalità, tende a medicalizzare sia travaglio che parto. La medicalizzazione eccessiva può nuocere alla mamma ed al bambino, così come dimostrato da molte pubblicazioni scientifiche internazionali».
Il lavoro dell’ostetrica è, dunque, complesso e multidisciplinare e, come tale, richiede un adeguato percorso formativo: «Tre anni sono troppo pochi – sottolinea Maria Grazia Pellegrini -. Le ostetriche non chiedono nient’altro che tornare dov’erano: ad una formazione quinquennale. Io stessa – continua l’esperta – che sono “una vecchia ostetrica” ho seguito un corso di formazione di cinque anni. Oggi, difficilmente gli studenti raggiungono il loro traguardo in un triennio: la media è generalmente di quattro anni. Pertanto, ritornare ad un modello quinquennale – conclude – ci permetterebbe di offrire, oltre che un tirocinio, anche una preparazione teorica di qualità».