Per un Natale sereno gli esperti, ma non tutti, raccomandano di fare un test Covid prima di riunirsi con i propri cari. Ma occhio ai tempi e al tampone che si sceglie di fare
Anche se questo Natale si prospetta un po’ più sereno sul fronte Covid-19, almeno rispetto a quello degli ultimi due anni, la prudenza rimane d’obbligo. Non solo per sé stessi, ma anche per i propri cari «fragili», cioè coloro che se contagiati rischiano di sviluppare forme gravi dell’infezione. Molti esperti concordano sulla necessità di sottoporti a un tampone in vista di una riunione in famiglia, come ad esempio avviene per il cenone o il pranzo di Natale. «Io il tampone lo farei», dice il virologo Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene all’Università Statale di Milano, secondo il quale si tratta di «buonsenso e attenzione».
«Se ci sono persone fragili, ben venga anche il tampone», dice Pregliasco. «Magari antigenico per renderlo più semplice, pur con i limiti che sappiamo dell’antigenico. E soprattutto attenzione se abbiamo sintomi». L’importante, secondo l’esperto, è che il tampone venga fatto massimo 48 ore prima della riunione di famiglia. Meglio quello molecolare, più sensibile. Ma andrebbe bene anche uno «fai da te», rispetto al non fare nulla.
«Se vado a trovare il nonno sto attento», dice il direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute Giovanni Rezza. «Se voglio essere più tranquillo faccio un tampone per il Covid. Per ridurre il rischio di ammalarsi quando vado sul bus o sono in un luogo affollato magari mi metto la mascherina», aggiunge, ricordando che la pandemia non è affatto finita. «Qui c’è un’endemizzazione con ondate di limitata intensità», sottolinea Rezza. «Deve esserci la coscienza di non infettare gli altri, in particolare i fragili. È una questione di responsabilità», aggiunge.
Voci fuori dal coro ritengono invece che il tampone non sia fatto necessario o addirittura che sia una cosa inutile. «Fare un tampone prima del cenone di Natale non serve assolutamente a niente», afferma Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commentando il tweet del virologo Roberto Burioni che ha affermato che farà un tampone rapido prima di cenare a Natale con i genitori, 93 e 92 anni, perché «non voglio esporli a rischi evitabili con un tampone di indolore». Bassetti continua: «La dimostrazione è quello che è successo, ad esempio, nel programma tv Grande Fratello Vip, in cui i tamponi erano negativi, ma ci sono stati contagi. I tamponi rapidi purtroppo sappiamo che hanno un numero importate di falsi negativi, ma ancora continuiamo con informazioni non corrette. Io credo che, se voglio tutelare i genitori anziani, il modo migliore è dirgli di vaccinarsi, di fare anche la quinta dose, e poi mangiandoci allegramente insieme, abbracciandoli e baciandoli».
Vicina alla posizione di Bassetti è quella anche di Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano. «Fare il test rapido Covid prima del cenone di Natale è inutile», dice. In casi come questi «i tamponi dovremmo proprio smettere di farli», sostiene Gismondo che tuttavia ritiene «un consiglio assolutamente valido» quello di «usare la mascherina, o comunque evitare contatti stretti, se durante le feste incontriamo persone anziane e abbiamo qualche sintomo sospetto per Covid, ma ancora di più per l’influenza».
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