Le statine non fanno bene solo al colesterolo. Chi le assume corre un rischio inferiore del 33% di ammalarsi di tumore del fegato e del 22% di decompensazione epatica, ossia del rapido crollo della funzionalità del fegato accompagnato da ittero e possibile encefalopatia epatica, che conduce alla morte, rispetto a chi non fa uso di questi farmaci per il controllo colesterolo. Il cancro del fegato rappresenta circa il 2% di tutti i tipi di tumore e la sua incidenza a livello europeo è di sette casi annui ogni 100mila abitanti tra il genere maschile e di due ogni 100mila tra le donne. In Italia le nuove diagnosi sono circa 13mila ogni anno, con un’incidenza doppia nei maschi rispetto alle femmine.
I benefici che le statine possono apportare a livello epatico sono state scoperte dal gruppo di studio del Massachusetts General Hospital a e della Harvard Medical School, guidato da Raymond Chung. I risultati sono stati stati pubblicati sulla rivista Jama Internal medicine. I ricercatori hanno analizzato i dati di 16.501 individui, di età pari o superiore a 40 anni e con problemi epatici, estrapolati dal Research Patient Data Registry dal 2000 al 2023. Tutti i partecipanti sono stati seguiti per 10 anni e nel corso di questo arco temporale il 3,8% degli utilizzatori di statine ha sviluppato tumore del fegato contro l’8% tra chi non le utilizzava. “Questi risultati indicano che l’uso di statine, in particolare l’uso di statine lipofile (che si differenziano da quelle idrofile), e una maggiore durata dell’esposizione alle statine, possono ridurre il rischio di tumore del fegato e di decompensazione epatica”, spiegano i ricercatori.
Le statine sono un gruppo di farmaci utilizzati per abbassare i livelli di grassi nel sangue, cioè di colesterolo e trigliceridi. “Le statine hanno proprietà antinfiammatorie in grado di proteggere le pareti delle arterie, riducendo così il rischio di eventi cardiovascolari quali infarto, angina e ictus – spiegano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità sulla pagine web dedicata -. Le statine bloccano un enzima (idrossi-metilglutaril-coenzima A reduttasi) indispensabile per il processo di produzione del colesterolo da parte dell’organismo, riducendo così i livelli del colesterolo LDL (dall’inglese Low Density Lipoprotein, lipoproteine a bassa densità). L’assunzione di statine può ridurre del 30-40% il valore di colesterolo totale, rappresentato dalla somma di LDL e HDL (dall’inglese High Density Lipoproteins, lipoproteine ad alta densità) agendo sulla quantità del colesterolo LDL con una diminuzione anche del 50-60%, mentre i livelli del colesterolo HDL rimangono invariati o possono, addirittura, aumentare”.
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