Salute 10 Marzo 2025 09:10

Suicidio, musicisti e artisti sono più a rischio

Tra gli uomini i tassi di suicidio superano la media della popolazione del 20%, quelli femminili del 69%
Suicidio, musicisti e artisti sono più a rischio

Musicisti, attori e intrattenitori sono le professioni con la più alta mortalità per suicidio, rispetto alla popolazione generale. La statistica è stata elaborata dagli autori di uno studio pubblicato su Frontiers in Public Health, frutto dell’analisi dei dati sulla mortalità professionale dell’Office for National Statistics (GB). All’interno del settore “cultura, media e sport”, questi professionisti hanno mostrato il rischio più elevato, con tassi di suicidio maschili che superano la media della popolazione del 20% e quelli femminili del 69%. Il lavoro è stato condotto da George Musgrave della Goldsmiths Unviersity of  London.

Lo studio negli Usa

Anche oltreoceano la situazione appare analoga: un quadro simile emerge, infatti, anche nei dati epidemiologici degli Stati Uniti. Il dato non era del tutto inatteso se si considera che nel panorama musicale i personaggi morti per suicidio non sono affatto pochi. Da qui l’idea di documentare il fenomeno e stimare la prevalenza del suicidio tra i musicisti. Dallo studio emerge che, mentre il tasso di mortalità per suicidio nel 2022 era di 14,2 per 100mila nella popolazione generale, i musicisti, i cantanti e i lavoratori affini di sesso maschile hanno mostrato il terzo tasso di suicidio più alto, pari a 138,7 per 100mila, preceduti solo dai lavoratori del settore forestale (161,1 per 100mila) e dagli scienziati dell’agricoltura e dell’alimentazione (173,1 per 100mila). Tra le donne, la categoria professionale “arti, design, spettacolo, sport e media”, che comprende i musicisti, ha registrato il più alto tasso di mortalità per suicidio tra tutti i gruppi occupazionali nel 2012, 2015 e 2021.

I musicisti sono ‘vulnerabili’ a livello globale

Questo fenomeno si estende anche al di fuori dei contesti anglo-americani. Il lavoro suggerisce che i musicisti a livello globale possono costituire una popolazione vulnerabile che richiede strategie di intervento mirate. “Bisogna andare oltre il mito dell’artista tormentato –  sottolineano gli autori – ed evitare di mitizzare queste morti e presentarle come inevitabili. Vi sono molteplici fattori di stress caratteristici delle carriere musicali, tra cui le pratiche di sfruttamento dell’industria, i disturbi da uso di sostanze, l’instabilità finanziaria, la maggiore esposizione ai social media, l’ansia da prestazione, con un impatto significativo sul benessere psicologico dei musicisti”, concludono.

 

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