Salute, benessere e prevenzione i consigli quotidiani per vivere meglio.

Sesso 18 Aprile 2019

Infertilità maschile, ecco i tre parametri per valutare la qualità del liquido seminale

Quando gli spermatozoi presenti nel liquido seminale sono pochi o di cattiva qualità è possibile parlare di infertilità maschile, una condizione che riduce, a vari livelli, la capacità riproduttiva dell’uomo. Ai microfoni di Sanità Informazione Michela Benigna, specialista in riproduzione assistita di Institut Marquès in collaborazione a Roma con il centro PMA Villa Salaria, spiega […]

di Isabella Faggiano

Quando gli spermatozoi presenti nel liquido seminale sono pochi o di cattiva qualità è possibile parlare di infertilità maschile, una condizione che riduce, a vari livelli, la capacità riproduttiva dell’uomo. Ai microfoni di Sanità Informazione Michela Benigna, specialista in riproduzione assistita di Institut Marquès in collaborazione a Roma con il centro PMA Villa Salaria, spiega quali sono i parametri necessari per arrivare ad una diagnosi di infertilità e gli eventuali rimedi.

Che cos’è l’infertilità maschile

«È possibile parlare di infertilità maschile quando uno spermiogramma, ovvero l’analisi del liquido seminale, evidenzia l’alterazione di uno più parametri fondamentali. I criteri che ci permettono di valutare la qualità del liquido seminale sono tre: il numero degli spermatozoi sia per campione che per ml, la motilità degli spermatozoi esaminati e la morfologia, cioè quanti spermatozoi sono morfologicamente normali».

La sterilità di tipo lieve

«Abbiamo varie sfumature di alterazione del liquido seminale che possono portare a differenti indicazioni di trattamento. Di fronte ad un’alterazione lieve, per numero e motilità degli spermatozoi, è possibile intervenire con una modificazione degli stili di vita o attraverso l’assunzione di antiossidanti. Se il paziente dovesse esprime il desiderio di avere un figlio potrà ricorrere alle tecniche di base di fecondazione come l’inseminazione intrauterina o i rapporti mirati».

Cosa fare quando la qualità del liquido seminale è gravemente compromessa

«Se il risultato dello spermiogramma evidenzierà una carente presenza di spermatozoi, che si muovono in maniera lenta, pochi dei quali formati in maniera normale, allora per ottenere una gravidanza si dovrà intervenire con una fecondazione in vitro. Grazie a questa tecnica sarà il biologo a scegliere direttamente gli spermatozoi più idonei alla fecondazione.

I casi di azoospermia

«Esistono, poi, situazioni ulteriormente gravi in cui non ci sono spermatozoi nel liquido seminale. Per una diagnosi certa di azoospermia non è mai sufficiente un unico spermiogramma: deve essere ripetuto almeno due volte con lo stesso risultato. Ad una diagnosi definitiva il paziente sarà indirizzato all’andrologo che dovrà ricercare le cause della sua sterilità, sia con esami specifici, che attraverso una visita urologica con ecografia e ecocolordoppler. In base ai risultati ottenuti, lo specialista indicherà al paziente l’eventuale possibilità di recuperare in maniera chirurgica gli spermatozoi a livello testicolare. Se questo non fosse possibile, una gravidanza potrà essere ricercata solo ricorrendo al seme di un donatore».

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Disabilità, Legge 62: “Da settembre 2025 sperimentazione estesa ad altre 10 province”

Il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli: “Il cambiamento è iniziato e indietro non si torna”
Advocacy e Associazioni

Obesità: “Misura il girovita e scopri il tuo rischio cardiometabolico”

Al via la campagna nazionale “Per un cuore sano, conta ogni centimetro”, promossa dalla Fondazione Italiana per il Cuore, con il  patrocinio del Ministero della Salute e il sost...
Sanità

Farmacia dei servizi. Cossolo (Federfarma): “In due anni, con nuova convenzione, sarà realtà in ogni parte d’Italia”

All’evento “We Health”, promosso da Homnya in collaborazione con Federfarma, il bilancio degli anni di sperimentazione dei nuovi servizi
Nutri e Previeni

Giornata dei legumi, Iss: “Meno della metà degli italiani ne mangia a sufficienza”

Lo dimostra il progetto dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) 'ARIANNA-Aderenza alla Dieta Mediterranea in Italia', condotto su un campione totale di 3.732 persone